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Zwischen Theorie und Praxis hat sich das italienische Hochschulwesen verrannt – und ist stecken geblieben. Wenn es wieder vorwärts geht, wohin könnte es gehen?

Descrivere e cercare di analizzare quale sia lo status di un giovane laureato italiano che si appresta ad entrare nel mondo del lavoro è un’impresa senza dubbio ardua. Una delle maggiori difficoltà nel tracciare questo identikit è ovviamente rappresentato dall’insieme delle riforme scolastiche e lavorative che hanno interessato il sistema politico negli ultimi 10-15 anni.

Die Reformen...

Possiamo ricordare innanzitutto la legge 59 del 1997 che ha riguardato il sistema scolastico e introdotto l’autonomia (operante dall’anno scolastico 2000/2001) attraverso la quale le scuole hanno potuto includere nel Piano dell’offerta formativa esperienze di collegamento con il territorio anche nella forma particolare dell’accordo con le imprese per la realizzazione di stage o tirocini. Da non trascurare è la successiva legge 53 del 2003 (la cosiddetta “Legge Moratti”) che ha tra i suoi punti qualificanti la valorizzazione delle potenzialità formative delle situazioni di lavoro (dallo stage, al tirocinio alla vera e propria formazione in alternanza), che è al contempo anche una valorizzazione dei saperi operativi, legata ad una concezione di apprendimento che va oltre la fase iniziale e si articola lungo tutto l’arco della vita  lavorativa di un individuo. Già queste due riforme da sole hanno apportato mutamenti importantissimi e a volte discutibili, nel ciclo scolastico dei giovani. Cambiamenti di analoga portata possono essere addebitati anche all'attuazione della riforma del mercato del lavoro, ossia la cosiddetta “Riforma Biagi” che ha introdotto nel mercato del lavoro italiano parole come “flessibilità” e “mobilità lavorativa”. Lo scenario sociale quindi è profondamente cambiato sia per ciò che concerne il mercato del lavoro, sia, e forse ancor più, per il mondo della scuola.

...und ihre Umsetzung

Le riforme scolastiche menzionate in precedenza esprimevano chiaramente al loro interno una volontà di rinnovamento della quale si sentiva effettivamente bisogno. Purtroppo credo che fino a questo momento il sistema scolastico italiano non sia stato in grado di tradurre e rendere effettive quelle direttive che le suddette leggi indicavano. Onestamente credo che il punto cruciale sia rappresentato dalla mancanza pressoché assoluta per i ragazzi che terminano l’università di quelle coordinate fondamentali che dovrebbero aiutarli ad orientarsi nella giungla del mondo lavoro. Rappresentano dei percorsi importanti ad esempio gli stage (curriculari o professionalizzanti), esperienze che permettono ai ragazzi di conoscere non solo la teoria della materia oggetto di studio, ma anche la pratica della stessa. Coniugare o alternare formazione e lavoro è, d'altra parte, un concetto che va inteso in maniera strettamente legata a quello della formazione continua delle risorse umane: è questa il vero "investimento" per il futuro dei laureati, dei lavoratori e delle aziende.


Generation Praktikum? Fehlanzeige!

Cresce, quindi, per la scuola la responsabilità di fornire i requisiti-base per ogni tipo di apprendimento successivo, non solo accademico ma anche applicativo, coinvolgendo le imprese e facendo sì che il nuovo sistema risponda sempre più ad una logica di sviluppo economico, territoriale e ambientale. Non dimenticando, al contempo, la crescita culturale dell'individuo, ossia di chi, soprattutto subito dopo aver completato gli studi, è chiamato ad affrontare le sfide del mercato del lavoro. Il mezzo dello stage, anche se rappresenta indubbiamente un’ottima soluzione per far conoscere agli studenti la dimensione lavorativa della quale una volta laureati, chi più e chi meno, entrerà a far parte, viene evitato per circa il 50% dagli studenti, sostenendo uno o più esami supplementari o viene usato dalle aziende come strumento di raccolta di manodopera qualificata gratuita. L’imperativo è evitare di lasciare i neolaureati in balia del mondo lavorativo, soli con la loro sola testa carica di nozioni: un fatto questo che, se da una parte rappresenta per l´individuo un solido pilastro, di certo non lo aiuta però  in nessun modo ad affrontare con la dovuta padronanza l’ingresso nel mondo del lavoro.


Was Unternehmen brauchen, was die Universitäten bieten...

E’ evidente che il livello di qualità del capitale umano potrà stare al passo con le esigenze competitive del sistema economico solo attraverso un accostamento sempre maggiore tra offerta formativa e fabbisogni professionali delle imprese; tali fabbisogni si orientano verso una qualifica di tipo “professionalizzante”, sia quanto a formazione scolastica e universitaria, sia in termini di esperienza già acquisita o acquisibile attraverso iniziative formative ad hoc successive all'assunzione. In altri termini, le aziende richiedono personale con una formazione più elevata e, soprattutto, dal contenuto diverso rispetto a quanto ha saputo offrire il sistema formativo fino ad oggi. Ciò che serve è quindi una solida formazione generale che venga al contempo integrata con un’importante esperienza sul campo. Appare quindi chiaro che titolo di studio da solo non esaurisce la domanda di qualifica richiesta dalle aziende. La via migliore per confrontarsi e acquisire quelle competenze necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa alla quale l’università prepara resta, purtroppo per i laureati italiani, la specializzazione all’estero.

...und was die Studenten nach dem Abschluss erwartet

Quale ruolo ha svolto in tutto questo la riforma del mondo del lavoro? Di fronte a cosa si sono trovati i laureati italiani in questi ultimi dieci anni? Secondo i dati dell’associazione Almalaurea, ad un anno dal titolo risulta precario il 42,7% dei laureati pre-riforma, il 46,8 % dei laureati con laurea breve, il 49,1% dei laureati con laurea specialistica e il 44,7% dei laureati con specializzazione a ciclo unico. Per quanto riguarda i laureati pre-riforma tra il 2000 e il 2008 la quota di chi ha trovato posto a un anno dal titolo è scesa di 6,1 punti, dal 57,5% al 51,4%, e di analoga identità risulta anche l'aumento del tasso di disoccupazione. Ad un anno dal titolo è precario il 42,7% del totale, solo a distanza di cinque anni le cose migliorano. Ecco un altro dato molto interessante che Almalaurea ci fornisce: solo il 56% degli studenti ha effettuato stage durante il periodo universitario. Un laureato con laurea specialistica su due è atipico ad un anno dalla laurea, solo il 27,8% ha un lavoro stabile. Il 22% continua a studiare. I laureati in possesso di un titolo di studio triennale a un anno dalla laurea (laurea breve) sono per il 47% lavoratori atipici, per il 40% stabili. Ovviamente i dati vanno presi con la relativa cautela ma quello che risulta chiaro è la confusione scatenata da un maldestro uso delle leggi di volta in volta approvate.


Das flexible Prekariat

La parola “flessibilità” non dovrebbe essere in nessun modo confusa con la parola “precariato”.  Non è tanto una questione di chi comanda quanto di priorità per temi come “salute”, “lavoro” e “scuola”,  che i governi di turno hanno semplicemente ridimensionato, trattato superficialmente o ancor peggio trascurato.  Ovviamente non bisogna essere radicali e dire che va tutto male ed è colpa del governo, perché non è così; bisogna invece cercare di analizzare i fatti che per forza di cose sono collegati a questa politica che non "mi" dà risposte. Pongo l’accento sul mi perché io, ragazzo laureato di ventinove anni, devo cercare in questo delicato momento storico un punto di riferimento che non sia adducibile al falso mito del giorno propinato dalla televisione.

Politik macht Fehlstunden

Purtroppo la politica oggi come oggi è ingiustificatamente assente  ed io questo non lo accetto, non posso accettarlo. Mi rammarica enormemente ammettere che la politica italiana oggi come oggi è fortemente inadeguata. Senza dubbio le cose possono essere migliorate e in questo il governo, insieme con le parti sociali  - insegnanti e studenti -  deve giocare un ruolo leader puntando con forza e decisione verso un miglioramento di tutto il tessuto legislativo legato al mondo della scuola e del lavoro. Non può essere più preso sul serio un apparato che alla sua base manca di un'efficace programmazione del sistema della formazione e dell'istruzione e che non tiene in debita considerazione le caratteristiche della domanda di formazione delle imprese. Tutto questo costituisce certamente un presupposto indispensabile per la crescita di ogni paese civile.


De Vita Angelomariano

Vocabolario

arduo - schwierig; identikit - Phantombild, Identifizierung; sistema Paese – Staatswesen; trascurare – missachten, hier: vernachlässigen; valorizzazione – Aufwertung, Verwertung; lungo tutto l'arco della vita lavorativa – das ganze Arbeitsleben lang; metabolizzare = hier: umsetzen; direttiva – Richtlinie; nodo cruciale = Knackpunkt; pressoché = fast; indirizzarsi = auf etw. hinlenken; coniugare = verbinden; alternare = sich abwechseln lassen; risorse umane = Personal, Belegschaft, Human Ressources; manodopera = Arbeitskraft; balia = Willkür; nozione, f = Kenntnis; pilastro = Pfeiler; padronanza = hier: Kompetenz; addursi a – Schritt halten mit; raccordo = Anschluss; fabbisogno = Bedarf; assunzione = Einstellung; esaurire – ausschöpfen; propinare – verabreichen; rammaricare – bekümmern; la compagine – das Gefüge; prerequisito = Voraussetzung; indispensabile = unentbehrlich



Die Ressortleiter