Urlaub in Barcelona, Auslandssemester in Florenz, ein Job in Wien – für viele junge Menschen ist ein Leben jenseits nationalstaatlicher Grenzen schon längst zum Alltag geworden. Doch es ist noch gar nicht lange her, dass offene Grenzen und eine einheitliche Währung reine Zukunftsmusik waren. Was musste geschehen, dass wir heute von einem vereinten Europa sprechen können? L’Europa non è un mito, bensì una realtà concreta per ben 495 milioni di cittadini europei. È vero, a volte ci sembra una realtà abbastanza lontana, con una struttura istituzionale poco trasparente e con dei politici sconosciuti a gran parte della popolazione. Talmente sconosciuti che a qualche capo di governo era venuta l’idea di candidare delle veline sulle liste elettorali per il Parlamento Europeo. Nonostante i suoi difetti, l’Unione Europea è quella che si definisce una storia di un successo senza precedenti.
Per le generazioni nate negli anni ottanta una vita in un’Europa unita e pacifica fa parte di una visione del mondo ormai consueta. Uno sguardo alla storia dei paesi europei all’inizio del secolo scorso, invece, ci fa capire che questa Europa senza guerre, litigi e nazionalismi è frutto di sforzi politici enormi, di intese comuni e di una volontà ferrea di non ripetere ciò che era successo già due volte.
L’Europa dopo la seconda guerra mondiale si trovò a terra, devastata, segnata gravemente dalla guerra anti-hitleriana. Subito dopo la fine della lotta unita contro il regime nazista ci si rese conto che l’alleanza tra gli stati vincenti non era poi così stabile come si poteva pensare, perciò si disegnò già all’epoca un divariotra gli alleati occidentali e la Russia.
Era lo scontro di due sistemi opposti, quello degli Stati Uniti, che promovevano la democrazia e il libero mercato, contro quello della Russia, che s’ispirava all’autoritarismo e all’economia pianificata. Le premesse per un’Europa pacifica erano tutt’altro che favorevoli.
La Francia del Generale De Gaulle, traumatizzata da due invasioni belliche tedesche nel giro di trent’anni, temeva una rinascita economica e politica della Germania. Gli Stati Uniti, invece, sostenevano che una Germania debole nel cuore dell’Europa e vicina alla minaccia sovietica rappresentasse una preda facile per il regime comunista degli USSR. Fu proprio la pressione degli USA a far sì che la Francia accettasse il piano di ricostruzione, detto Piano Marshall. A gestire i fatti della Germania a quei tempi fu il cancelliere cristiano-democratico Konrad Adenauer. Il suo primo obiettivo politico fu sin dall’inizio riacquistare la propria sovranità sul territorio tedesco. Intanto era consapevole che questo poteva realizzarsi solo attraverso una piena collaborazione con gli alleati del blocco occidentale. Quest’atteggiamento a quei tempi rese, da un lato, irrevocabile la scissione della Germania in due parti, Est e Ovest, ma dall’altro lato favorì una collaborazione più stretta con gli stati europei dell’Ovest, soprattutto con la Francia. Questi due paesi, da sempre arcinemici, sarebbero diventati i motori dell’integrazione europea.
All’era del Generale De Gaulle in Francia seguì come primo ministro Robert Schumann. Insieme al suo commissario dei piani statali, Jean Monnet, elaborò nel 1950 un progetto che prevedeva una collaborazione con la Germania nell’ambito delle industrie del carbone e dell’acciaio.
Nello stesso anno Schumann colse il momento buono e annunciò nella sua Dichiarazione Schumann di voler estendere la collaborazione economica e far partecipare altri stati europei all’unificazione del settore industriale della miniera e dell’acciaio. Dopo di che, nel 1951 si diede avvio alla nascita della prima istituzione sovranazionale europea, la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) che vide come membri la Francia, la Germania, il Benelux e l’Italia. Il passaggio del controllo a un organo sovranazionale fece sì che nessuno degli Stati membri potesse fabbricare armi proprie da rivolgere contro gli altri, com’è avvenuto in passato.
Presi dall’euforia di un’Europa unita gli Stati membri cercarono nel 1954 di allargare i campi d’attuazione comune proponendo una Comunità Europea di Difesa (CED). La successiva bocciatura di questo progetto diede ragione a coloro che sostenevano la teoria sviluppata da Jean Monnet, il quale sostiene che l’integrazione europea avviene tramite un approccio economico, non politico, e soprattutto avviene a piccoli passi, cioè cercando di integrare un settore dopo l’altro. Dato che la CECA ebbe un gran successo, i sei paesi fondatori proseguirono sulla via del funzionalismo, cioè integrando in prima vista altri settori economici. Il 25 marzo 1957 si giunse a Roma alla firma dei Trattati della CEE (Comunità Economica Europea) che doveva avviare a lunga vista la realizzazione di un mercato unico, e della CEEA (Comunità Europea dell’Energia Atomica) che riguardava lo sfruttamento pacifico dell’energia nucleare.
25 marzo 1957. Questa data è entrata nella storia. I Trattati di Roma crearono una solida base per un continuo processo d’integrazione europea. Un processo che più volte negli anni seguenti doveva essere ostacolato da varie crisi, economiche e politiche, alle quali la costruzione europea, però, si è sempre dimostrata resistente camminando tenacemente verso un’Europa sempre più unita. Oggigiorno ci troviamo al bivio: a ottobre il popolo irlandese va, per la seconda volta, alle urne per decidere se il loro paese aderisca, o no, al Trattato di Lisbona. Il trattato prevede in sintesi: un ruolo rafforzato del Parlamento Europeo come organo eletto direttamente dai cittadini, una semplificazione dei metodi decisionali e la presenza di un alto rappresentante che svolgerà la funzione di un ministro degli affari esteri.
In un primo referendum gli irlandesi si sono già espressi negativamente.Un altro NO significherebbe una crisi dura e un’epoca di stagnazione per l’Unione Europea. Per raggiungere un’Europa unita non è mai esistito un Grande Disegno, un piano che dall’inizio contenesse tutti i punti.
L’Unione Europea si è formata passo dopo passo, e nessuno poteva prevedere dove sarebbe sfociato il viaggio. La ratifica del Trattato di Lisbona da parte di tutti i 27 stati membri sarebbe un grande passo verso un’Unione Europea più trasparente, più democratica e più efficace. Speriamo che questa voce sia giunta anche in Irlanda.
Marco Jelic, Bonn
| Vocabolario |
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| la velina – Showgirl; pacifico – friedlich; consueto – gewöhnlich; ferreo – eisern; devastato – zerstört; il divario – Kluft; promuovere – fördern; bellico – kriegerisch; la minaccia – Bedrohung, Gefahr; la preda – Beute; riaquistare – zurückgewinnen; la sovranità – Souveränität; irrevocabile – unwiderruflich; la scissione – Teilung; l’arcinemico – Erzfeind; l’acciaio – Stahl; l’arma – Waffe; la bocciatura – Ablehnung; l’approccio – Herangehensweise; avviare – einleiten; losfruttamento – Nutzung; ostacolato – behindert; tenacemente – hartnäckig; il bivio – Scheideweg; sfociare – münden; la ratifica – Bestätigung |