Cocktail culturale
Wer sagt „Multikulti ist tot“ ist dumm, gefährlich oder beides. Nicht einmal der morgendliche Espresso ist durch und durch italienisch, der Kaffeekult kommt aus Arabien. Die Kultur Italiens hat über Jahrhunderte viele Einflüsse aufgesogen und auch im Jubiläumsjahr präsentiert sich die Halbinsel nicht einheitlich, sondern multiculturale.
Definire significa determinare i limiti. Una definizione crea una linea e quello che si trova al di là dalla linea non fa parte del concetto. Il concetto “Italia” sembra avere dei limiti chiari, che sono riportati in tutte le cartine da una striscia rossa o verde. Andiamo a vedere, se questa linea è veramente così chiara, spingendoci fino ai confini dello stivale.
Sardinien – Viele Eroberer, keine Bezwinger
La Sardegna è un’isola, separata dal continente da un forte senso di identità culturale e storica. Su tanti muri si vedono graffiti come: “Sardigna no est Italia”. La Sardegna, infatti, è l’unica parte del Meridione rimasta indipendente per alcuni secoli, precisamente dall’VIII al XIII. Nonostante questo sia motivo di profondo orgoglio, i Sardi dimenticano spesso che non fu certo un periodo di prosperità e pace. All’epoca si sviluppò comunque la lingua sarda, il “sardu”, una lingua neolatina, come l’italiano o lo spagnolo, la più vicina al latino.
Gli invasori della Sardegna, tra cui gli Aragonesi, i Pisani o i Piemontesi, non riuscirono mai a dominare l’intera isola, data la presenza nell’entroterra di nuclei ribelli che, nelle vesti di eroi o dissidenti (a seconda del punto di vista) non si sottomisero mai a governi esterni. Il senso di questa lotta per l’indipendenza è racchiuso in una strofa dell’inno sardo, che recita: “Custa, pobulos,est s’hora d’estirpare sos abusos! A terra sos malos usos, a terra su dispotismu. Gherra, gherra a s’egoismu, et gherra a sos oppressores.”, ovvero: “Popoli, è giunta l’ora d’infrangere gli abusi! A terra, a terra gli usi malvagi e il disp

otismo. Sia guerra all’egoismo, sia guerra agli oppressori.”
Oggi ci sono alcuni partiti indipendentisti che godono di una certa popolarità, come il Partito del Popolo Sardo o Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna. Nel 1718 la Sardegna venne donata al Duca di Savoia Vittorio Amedeo II, il quale oltre al titolo di Principe del Piemonte ottenne anche quello di Re di Sardegna. I sudditi sull’isola dovettero aspettare il 1799 per salutare il proprio sovrano, che in realtà non fu tanto benvenuto. Il 17 marzo 1861, anniversario dell’Unità d’Italia, il Re di Sardegna divenne Re d’Italia. C’è chi dice, quindi, che l’unificazione del Belpaese non fu altro che l’espansione del Regno di Sardegna. Per loro i graffiti completi dovrebbero recitare così: “Sardigna no est Italia et Italia est Sardigna”.
Die Südtiroler – Insulaner ohne Insel
Südtirol ist keine Insel. Südtirol ist integriert in Tirol, welches größtenteils auf österreichischem Staatsgebiet liegt. Gegenüber Italien ist Südtirol abgegrenzt durch eine hohe Mauer aus Vorurteilen, Missachtung und Selbstüberschätzung. Schlagen wir die wichtigste Zeitung Südtirols auf, die Dolomiten: In Italien ist die Wirtschaftskrise noch nicht vorüber, aber in Südtirol wächst die Wirtschaft wieder! In Italien waren die Abiturprüfungen ein Chaos, aber in Südtirol lief alles wie am Schnürchen! In Italien regnet es, aber in Tirol scheint die Sonne!

Irgendwie kann man die Südtiroler ja verstehen: Nach dem Ersten Weltkrieg wurden sie ungefragt an Italien angeschlossen. Die Faschisten haben sie anschließend zwangsitalianisiert. Nachdem Mussolini füsiliert war, dauerte es noch zwei Jahrzehnte bis die deutsche Sprache und alles, was damit zusammenhing, wieder voll ausgelebt werden durfte. Inzwischen leben viele Italienischsprachige im Alto-Adige (wie diese sagen), etwa 25 Prozent der
Bevölkerung, vornehmlich in den Städten. Es sind die Umgesiedelten aus Duces Zeiten und die Nachkriegs-Einwanderer, die hier einen Arbeitsplatz gefunden haben. Im politischen Deutschland gilt Sprache als Schlüssel zur Integration. In Südtirol dagegen muss sich jeder Bürger einer der drei Sprachgruppen (deutsch, italienisch, ladinisch) zugehörig erklären. Klingt irgendwie rassistisch, dient aber genau dem Gegenteil: jede Sprachgruppe soll ein genau abgemessenes Stück vom Kuchen abbekommen, wenn es etwas zu verteilen gibt, wie z.B. Arbeitsplätze in der öffentlichen Verwaltung. Dieses Konstrukt heißt im Südtiroler Amtsdeutsch „ethnischer Proporz“. Und wenn jemand zwei- oder gar dreisprachig aufgewachsen ist? Oder keine Lust auf Selektion hat? Ganz einfach: „Wer sich […] keiner der drei Sprachgruppen zugehörig erklären will, hat die Möglichkeit, sich einer der drei Sprachgruppen zuzuordnen.“ steht in den Erläuterungen zum Sprachgruppenzählungsformular. Das klingt nach deutscher Gründlichkeit.
Arbëreshë – Flüchtlinge mit Bleiberecht
Il monte Pollino e l’omonimo Parco Nazionale si trovano nell’entroterra del sud Italia al confine tra Basilicata e Calabria. Qui vive anche una minoranza etnica di origine albanese, gli Arbëreshë, emigrata tra il XV e XVII secolo dall’Albania in fuga dagli Ottomani. Il Re di Napoli Alfonso V d’Aragona diede soccorso ai
profughi albanesi donandogli delle terre delle attuali regioni Basilicata, Calabria e Sicilia, dopo che il loro eroe Scanderbeg gli aveva prestato soccorso in battaglia. Dato l’isolamento geografico, i 100.000 Arbëreshë in Italia hanno conservato le tradizioni, la lingua e i riti di un tempo, come per esempio il rito greco proveniente dal cristianesimo ortodosso. La lingua arbëreshë, una variante dell’albanese meridionale antico è oggi riconosciuta dallo
Stato italiano come “lingua di minoranza etnica” ed è utilizzata nell’amministrazione locale e nelle scuole. Parliamo con un passante di Civitella (Çifti) in provincia di Cosenza: “Scusi la curiosità: Lei è Albanese?” – “Sì, noi diciamo Arbëreshë.” – “Ah, parlate pure l’italiano però.” – “Certo, parliamo tutti l’italiano. Siamo italiani.” A questo punto il concetto di nazionalità diventa assurdo.
Die Nation hat ausgedient
Cos’è dunque l’Italia? Dove inizia e dove finisce? Lo stato italiano festeggia l’anniversario dell’Unità: nel 1861 si formò il Regno d’Italia, mancava solo qualche “pezzo”, come le Venezie, il Lazio e Roma. L’Italia di oggi è un’area amministrativa con dodici lingue ufficialmente riconosciute oltre a quella italiana. Ci sono alcuni che parlano di “nazione”. Ma cosa vuol dire? Serve davvero a qualcosa? Questa idea di “nazione” ha portato solo catastrofi. L’era delle nazioni ha inventato il colonialismo. Le nazioni hanno trasformato il razzismo (che esisteva da sempre, purtroppo) in genocidio. Le nazioni hanno devastato l’Europa con due guerre mondiali. La pace che stiamo vivendo adesso in Europa è dovuta proprio al superamento delle nazioni tramite organizzazioni sovranazionali come l’UE e l’ONU. E quindi? Sarebbe giusto non festeggiare il giubileo? No, festeggiamolo pure, pensando però che siamo tutti cittadini dello stesso pianeta e che dobbiamo impegnarci a salvarlo.
Benno F. Zimmermann, Bonn
al di là – jenseits; la cartina – Landkarte; l’orgoglio – Stolz; la prosperità – Wohlstand; l’entroterra (m.) – Binnenland; sottomettere – unterwerfen; l’inno – Hymne; infrangere – zerbrechen; l’abuso – Missbrauch; malvagio – bösartig; il suddito – Untertan; il sovrano – Herrscher; omonimo – gleichnamig; l’eroe (m./f.) – Held; prestare soccorso –