Italia und Germania: Zwei ungleiche Schwestern

Zwei ungleiche Schwestern, zwei verschiedene Kulturen – das Verhältnis zwischen Italien und Deutschland war schon immer spannungsreich. Jetzt belasten deutsche Europapolitik und italienische Schuldenkrise die Beziehungen zwischen den beiden Staaten. Aber haben sich die Gefühle zwischen Deutschen und Italienern tatsächlich abgekühlt?

I rapporti tra il Belpaese e il mondo germanofono d’oltralpe sono sempre stati un po’ ambivalenti, in ogni caso mai del tutto univoci. Sin dall’antichità, quando Roma era ancora la capitale di un grande impero, le tribù germaniche stanziate ai confini settentrionali venivano chiaramente tanto ammirate quanto temute; ammirate e temute per quella forza e quella virtù d’animo che i latini sapevano di non possedere più da tempo, che potevano essere e che infatti furono poi fatali per Roma: sì, quelle popolazioni ancora barbare, potremmo dire appena uscite dal loro stato preistorico, riuscirono a far crollare una civiltà grande, potente, magnificente, lottando con armi assolutamente impari.

Neuer Film, altes Drehbuch?
Adesso, che dai tempi dell’Impero Romano sono passati ben due millenni, il copione pare ripetersi pari pari per una seconda volta: l’Italia, quello stivale così ricco di risorse di ogni tipo, così pullulante di storia e di cultura, così esteticamente bello, non regge più il confronto con una Germania sì bruttina (i tedeschi mi perdonino!), sì priva di quell’aura storico-artistica (sebbene, in buona parte, non certo per colpa loro) che rende l’Italia un Paese unico al mondo, ma dotata tuttavia di quelle disciplina e di quella forza d’animo sufficienti a far di lei una potenza tra i Paesi occidentali: la Germania è infatti l’unica tra i Paesi UE a tenere ancora testa alla dilagante crisi economica, e a essere nelle condizioni di dettar legge a tutti gli altri membri, pur non avendo opere d’arte a ogni angolo della strada. Che tali leggi siano giuste o meno, è una questione che lasceremo volentieri agli esperti di economia e finanza. Basti qui rilevare che l’italiano medio (e con questa espressione ci si riferisce, purtroppo, anche a quelle persone dotate di una certa cultura) non le ritiene davvero tali: troppo rigide, troppo severe, e soprattutto troppo incompatibili con le abitudini della stragrande maggioranza degli italiani.

Wunderwaffe Effizienz
L’italiano medio finisce così per bollare i tedeschi come degli „spietati predatori“, che partono alla conquista della povera Italia non più con asce e lance, perché non è politically correct, ma con un’arma molto più moderna, pacifica ma allo stesso tempo efficacissima: la finanza, oscura e quasi impossibile da comprendere per i non addetti ai lavori; con la conclusione finale che tutto ciò che è tedesco, a parte la birra, vada accuratamente evitato, perché significherebbe cedere al nemico. Eppure, anche l’italiano più maldisposto verso il mondo teutonico non può fare a meno di ammettere la sua maggior efficienza e capacità organizzativa, e di provarne pure un po‘ invidia, soprattutto di fronte ad un Paese dove nulla, a parte l’ufficio delle tasse, funziona; come non può fare a meno di riconoscere che in Germania, anche senza nessun Dante Alighieri che scrive Divine Commedie, si vive di gran lunga meglio che in qualque punto dello Stivale (fatta eccezione forse per il Trentino-Alto Adige, che però non ha mai nascosto le sue radici germaniche).

Wettern gegen Unmoral
E i tedeschi, cosa pensano dell’Italia? La vedono davvero come la patria di ogni vizio, tanto corrotta da essere una facile preda nelle loro avide mani? E davvero hanno questo istinto distruttivo nei suoi confronti?
Stando a quanto dicono e credono gli italiani di oggi, sulla scia dei loro antenati latini, la risposta più ovvia sarebbe sì. Eppure l’apparenza inganna, e bastano poche ore per accorgersi che i tedeschi hanno una visione dell’Italia molto più lusinghiera di quanto ci si possa ragionevolemente aspettare, dati i fatti di cronaca più recenti (e non mi riferisco solo alla politica). Certamente vi sono persone rigidamente conservatrici, nonché politici, economisti e giornalisti che tuonano contro l’irresponsabilità e il malcostume italiani.

Hoch geschätzt
Il tedesco medio (e qui l’espressione è intesa nel senso comune del termine), tuttavia, non pensa a niente del genere quando sente nominare il Belpaese; egli anzi ne ammira sinceramente le bellezze artistiche e naturali, adora, che dico, venera la sua cucina, e ne apprezza la cultura, ben consapevole che la sua Patria, pur con tutti i suoi prodotti industriali, non potrà mai davvero eguagliarla (almeno per lui). Chiude un occhio riguardo alla totale disorganizzazione e inefficenza volgendo più volentieri lo sguardo verso tutte quelle ricchezze che l’Italia ha da offrirgli. Per il tedesco medio l’Italia è un paradiso turistico, dove passare delle vacanze meravigliose; lo dimostra la folla incredibile di turisti tedeschi di tutte le età, sesso e condizioni sociali che ogni estate parte, armata di sandali, cappellino e macchina fotografica ultramoderna, alla conquista di centri storici e spiagge assolate, noncuranti dello spietato ritratto che la stampa internazionale traccia ogni giorno dell’Italia. Come per dire: noi avremo anche la tecnica e la disciplina, ma voi avete la cucina e la cultura, senza le quali la vita sarebbe solo un insopportabile grigiore.

Niemand rettet sich allein
Questa affermazione appare giustamente come piuttosto ovvia: quali siano i limiti rispettivi dell’Italia e della Germania lo sanno più o meno tutti; eppure, formulata a questa maniera, tale frase assume più importanza di quanto si sarebbe tentati di darle a prima vista. Essa mostra infatti un atteggiamento ben lungi dall’essere bellico, che sembra anzi dare consistenza alla speranza in un rapporto di tipo collaborativo tra questi due Paesi, così diversi eppure così bisognosi l’uno dell’altro. Perché, come dice una grande firma della letteratura italiana contemporanea, nessuno si salva da solo (titolo di un romanzo di Margaret Mazzantini). Perché non si migliora se non con il confronto con una realtà diversissima. L’aveva ben capito Friedrich Overbeck, quando dipinse l’Italia e la Germania come due sorelle, l’una castana e raffinata, l’altra bionda e delicata, che però si stringono la mano e si sfiorano affettuosamente il viso, da brave sorelle, senza che alcun sentimento cattivo traspaia dai loro occhi.

Miteinander wachsen
La Germania e l’Italia possono e devono collaborare insieme, e soprattutto oggi, in questa società così individualista che mostra ogni giorno di più le sue pecche di fondo. Entrambe hanno qualcosa di buono da insegnare all’altra, e ciascuna ha qualcosa da imparare dall’altra, e questo proprio perché sono così diverse tra loro. A dispetto di tutti quegli italiani e tedeschi che si guardano in cagnesco; a dispetto della situazione economica europea che non genera certo sentimenti di amicizia tra i popoli.
E la speranza risiede proprio qui: nel fatto che italiani (soprattutto) e tedeschi sappiano infine riconoscere i propri limiti, e guardino al confronto con l’altro non come un’umiliazione, ma come un’occasione di crescita proficua per tutti.

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