Un Letta è per sempre

Italien und seine Wirtschaft befinden sich seit geraumer Zeit im Niedergang. Was dabei auffällt: ein Name war in den vergangenen zwei Jahrzehnten Bestandteil fast jeder Regierung: der Name Letta. onde-Autor Filippo Boldrini über die gleichnamige Familie und ihr Wirken zwischen den politischen Lagern links und rechts der Mitte.

Ci siamo. Dopo 62 giorni l’Italia ha finalmente un governo. Tanto è dovuto infatti trascorrere prima che si riuscisse a creare una maggioranza capace di avviare almeno un tentativo di governo del paese. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è riuscito così nell’impresa (apparentemente) difficile di far mettere d’accordo le due forze politiche più importanti, il Partito Democratico, che anche se per poche migliaia di voti era riuscito comunque a vincere le elezioni dello scorso 24 e 25 febbraio, e il Popolo della Libertà, la compagine guidata dall’eterno Silvio Berlusconi, che per otto degli scorsi dodici anni aveva governato il Paese in coalizione con altre forze minori, tra cui il partito secessionista e antieuropeista della Lega Nord ed i neofascisti, per non farsi mancare niente. Realpolitik si è detto.
In realtà, parlare delle due forze politiche maggioritarie del Paese non è del tutto corretto, perché il Movimento 5 Stelle, creato dall’ex comico genovese, successivamente sceso in politica, Beppe Grillo, aveva ottenuto il maggior numero di voti, ma, non essendosi coalizzato con nessun’altro soggetto politico, non ha di fatto avuto la possibilità di concorrere per primo alla formazione di un governo.

Droht Italien der Niedergang?

Fin qui tutto bene, verrebbe da dire. Ma, analizzando in maniera un po’ più approfondita alcuni dati, emerge chiaramente tutta la drammaticità e particolarità (se non unicità tra le democrazie occidentali) della situazione italiana. Nel 1994, anno della „discesa in campo“ di Silvio Berlusconi, il debito pubblico italiano viaggiava a quota 121,5% (dati ANSA) e nel 2012, 18 anni e sette governi dopo, questo ammontava al 126,1% del Prodotto Interno Lordo della nazione. I dati sulla disoccupazione e sulla crescita industriale parlano altrettanto chiaro, ovvero di un declino generale della Nazione, dove il dramma della disoccupazione e in particolar modo di quella giovanile ha assunto proporzioni non più a lungo sostenibili. Il problema è che le forze che hanno governato il Paese in questi anni sono le stesse che hanno appena intrapreso questa nuova „avventura“ di governo e si sono presi l’impegno di risolvere i problemi dell’Italia, cioè quei problemi creati da loro stessi e da questa classe dirigente.

Letta – ein Name, zwei Gesichter

L’elemento più strano e controverso di questa nuova squadra di governo è proprio lo stesso Presidente del Consiglio, il 46enne pisano Enrico Letta. I lettori che hanno un po’ di memoria (e chi non ne ha può sempre aprire Google e fare qualche ricerca sotto il nome di Enrico Letta) si ricorderanno sicuramente che il nome Letta compare in quasi tutte le formazioni governative dal 1994 a oggi. Ma com’è possibile che questo Enrico Letta venti anni fa, a soli 25 anni o poco più, fosse già così importante e influente? Semplice. Ha un alter-ego che si chiama Gianni. Letta appunto. Un caso di omonimia? Purtroppo no. Gianni è infatti lo zio di Enrico. Tranquilli non stiamo facendo cronaca rosa. Perché Gianni Letta, zio di Enrico, è uno dei più importanti, influenti e controversi uomini politici degli ultimi venti anni italiani (e non solo, già prima ai tempi del potere democristiano e socialista era già un personaggio molto influente, nonché manager del gruppo Fininvest di proprietà di quello che diventerà da lì a qualche anno Presidente del Consiglio, un certo Silvio Berlusconi). Che dire, anche i Kennedy sono stati una dinastia in politica, così come lo sono stati i Bush, George junior e senior, solo per citare gli esempi più rinomati. La particolarità tutta italiana sta nel fatto che i due stanno sul fronte opposto e dovrebbero quindi (politicamente) combattersi, ma per un’incredibile casualità (!) i due si sono succeduti al potere quasi ininterrottamente da venti anni a questa parte.

Einmal Letta, immer Letta

Nel primo governo Berlusconi del 1994 Gianni Letta (lo zio) è Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Dopo la caduta del governo Berlusconi, il centrosinistra guidato da Romano Prodi vince le elezioni del 1996, ma dopo due anni lo stesso Prodi viene sfiduciato e costretto alle dimissioni. Massimo D’Alema assume così la carica di Presidente del Consiglio e nomina Enrico Letta (il nipote) Ministro delle Politiche Comunitarie, il più giovane ministro della storia della Repubblica Italiana, trasferito un anno dopo al Ministero dell’industria, del Commercio e dell’Artigianato, dove resta anche dopo le dimissioni di D’Alema e la nomina a premier di Giuliano Amato fino al 2001. In questo anno si tengono nuovamente le elezioni politiche che vedono la netta vittoria del centrodestra (quelle del 61 a 0 in Sicilia per intendersi) e la nuova nomina di Gianni a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, carica che manterrà fino al 2006, quando la seconda vittoria di Romano Prodi riporta le redini del Paese nelle mani del nipote Enrico, nominato nello stesso ruolo dello zio per il governo di centrosinistra. Quando nel 2008 il governo cade e Berlusconi vince ancora le elezioni è nuovamente Gianni a prendere direttamente dalle mani del nipote la carica di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per la terza volta (dieci anni in tutto). Nel 2011, quando Mario Monti diventa Presidente del Consiglio del governo tecnico dopo le dimissioni di Berlusconi avviene il fatto incredibile: dopo quattordici anni nessun Letta è al governo! Ma tranquilli, è questione di poco. Il resto è storia recente. Il 25 febbraio 2013 il centrosinistra vince le elezioni politiche per una manciata di voti e non riesce a formare autonomamente un governo. Si prospetta così la via della Große Koalition alla tedesca (in una patetica imitazione tutta italiana che con l’originale ha ovviamente poco a che fare) con Enrico Letta, il nipote, nominato Presidente del Consiglio dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo il fallimento e la resa del segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani.

Ein abgekartetes Spiel

In tutta questa sequenza, pressoché ininterrotta, di passaggi di potere all’interno della stessa famiglia, suonano veramente incredibili le dichiarazioni dello stesso Enrico Letta fatte durante l’ultima campagna elettorale un paio di mesi fa, quando dichiarava: „Il disastro e la vergogna. Berlusconi, con lo spettacolo, cerca di far dimenticare entrambi al Paese. Lui è il nostro vero avversario. E dobbiamo battere il suo populismo. Confidiamo nella memoria degli italiani che sanno che, dopo tre anni di governo Berlusconi, le famiglie e le imprese si trovavano a pagare i mutui cinque volte tanto rispetto a tedeschi e francesi“ (12 gennaio 2013). Così si esprimeva poi dopo le elezioni, mentre già si respirava nell’aria il possibile accordo tra i due partiti: „Nel dire no a un governo con Berlusconi non dobbiamo avere alcuna ambiguità, mentre dobbiamo sfidare Grillo senza rincorrerlo“ (6 marzo 2013), „Berlusconi oggi propone un governo della concordia. Ma con quale coraggio e con quale coerenza lo fa, dal momento che nell’unico caso in cui sostenevamo lo stesso governo per fronteggiare la crisi più grave del dopoguerra ha tolto la spina prima del tempo solo per i suoi interessi, perché voleva andare a fare la campagna elettorale?“ (20 marzo 2013). Addirittura fino ad una quindicina di giorni prima della formazione del governo: „Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile“ (8 aprile 2013).
Questo serve a farci capire quanto probabilmente e purtroppo la lotta tra le due formazioni politiche non sia mai stata sincera e abbiano invece dominato gli accordi sotto banco per garantire l’una e l’altra parte. Magari però non è così e ci sbagliamo. In tal caso chiediamo scusa. Tanti auguri presidente Letta. E tanti auguri all’Italia, che ne ha tanto bisogno.