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Punk und Poesie: diese beiden Wörter harmonieren miteinander wie Stille und Rebellion. Massimo Zamboni, einer der bekanntesten Musiker und Singer/Songwriter des italienischen Punks, vereint in sich diese beiden Ideen, die weit voneinander entfernt sind. Seine Karriere begann in den 1980er-Jahren in Berlin mit der Gründung der Band CCCP Fedeli alla linea. Die Band, die stark auf die Sowjetunion ausgerichtet war, spielte eine raue und provokante Musik, mit der sie auf der ganzen Welt erfolgreich war. Im Dezember 2012 hat der Künstler mit Romanistikstudenten der TU Dresden über sein Leben, seine Musik und seine Gedanken über die Welt gesprochen.

Massimo Zamboni e la poesia del Punk

Massimo Zamboni war zu Besuch im Italien-Zentrum der TU Dresden und sprach über sein Leben, seine Musik, seine Weltanschauung. Außerdem verriet er einige seiner aktuellen Vorhaben. Anna Gretschel hatte das Vergnügen, ihn für onde zu interviewen.

Wir sind in Dresden in Deutschland, was für eine Beziehung haben Sie zu diesem Land?

La Germania ha sempre occupato un posto molto speciale nella mia e nella nostra storia musicale e letteraria, perché, se non fossi andato a Berlino all’inizio degli anni ’80, non sarebbe mai nato il gruppo CCCP, non avrei mai scritto dei libri, non sarebbe mai successo niente, e quindi sono molto affezionato a questo Paese.

Welchen Eindruck hatten Sie von Berlin?

Nella Berlino di quegli anni siamo venuti a contatto con la ‚storia‘ nel vero senso della parola. Non l’avevo mai toccata con mano, non l’avevo mai capita interamente. Nonostante tutto quello che avevo studiato non riuscivo a spiegarmi come fosse possibile che la Germania fosse divisa e che un Muro attraversasse la capitale, spaccandola in due. Mi sembrava una città vuota e molto strana e ci ho messo degli anni per capire che era così vuota a causa dei bombardamenti. Ho cominciato a pensare che tutti gli uomini sono condannati a subire la Storia, al contrario degli animali, condannati solamente a vivere. Berlino è stata la città in cui questi primi pensieri hanno iniziato a formarsi.

Dann haben Sie andere Städte besucht, die vom Krieg betroffen waren, zum Beispiel Beirut und Mostar. Was haben diese Erfahrungen Sie gelehrt?

Nella canzone Emilia paranoica, che abbiamo scritto 30 anni fa, c’è una frase che parla dei bombardamenti su Beirut. E in tutti questi anni non è cambiato niente. I bombardamenti ci sono ancora. La gente subisce ancora gli orrori della guerra. Ma il fatto che mi colpisce di più di tutti i luoghi di guerra che ho visto, è la forza e la voglia che gli uomini hanno di tornare a vivere dopo una guerra, di trovare le risorse e le possibilità per andare avanti. Questo è sorprendente e mi sembra la vera forza dell‘umanità.

Glauben Sie, dass Musik ein Weg sein könnte, um die Versöhnung zu fördern oder sie zu erleichtern?

Non credo che la musica di per sé sia uno strumento di pace. Quando la musica è nata, è nata come strumento di guerra, per separare le tribù e combattere altri gruppi. Questo non significa che non possiamo pensare alla pace quando facciamo musica – dobbiamo farlo! Forse la musica non è capace di portare la pace, però è capace di tirare fuori di casa gli uomini, di metterli assieme, che è di per sé un grande segno di pace. Tutto questo lo abbiamo trovato a Mostar: senza aver fatto nessuna pubblicità per l’evento, sono venuti al concerto tutti i cittadini di Mostar est. Perché, non avendo vinto la guerra, questi avevano bisogno di attaccarsi a qualsiasi cosa che facesse pensar loro che era ancora possibile vivere. Questo mi sembra il potere della musica, e cioè mostrare quanto una vittoria in realtà contenga in sé una sconfitta, e quanto una sconfitta in realtà contenga dei semi per una vita futura.

Ist es vielleicht auch deswegen so, dass Sie manchmal etwas unbequeme Musik machen?

Sì. Andare in una città come Berlino ci ha fatto capire immediatamente che si può fare musica anche facendo i conti con la storia, ad esempio, con la condizione umana. Ed è stato vedere questi gruppi tedeschi, capaci di esprimere così fortemente sé stessi, i propri pensieri, le proprie malattie, che è stato per noi sorprendente e che ci ha ispirati. Siamo tornati a Reggio Emilia e abbiamo pensato che era questo che volevamo e di cui dovevamo parlare, far sapere al mondo le nostre condizioni di vita. E questo l’abbiamo imparato a Berlino.

Und wie entstand der Name CCCP?

Dovevamo trovare un nome che potesse esprimere questo modo di essere. E quando ci hanno chiesto che musica facevamo, naturalmente non lo sapevamo e abbiamo detto così – quasi scherzando – che facevamo del punk filosovietico. Un po‘ perché non lo faceva nessuno al mondo e un po‘ probabilmente perché col punk non bisogna imparare a suonare molto bene uno strumento. Filosovietico perché era praticamente una parola proibita. Allora, unire queste due parole così lontane tra di loro, era un modo per suscitare la curiosità, ma anche per stimolare le nostre stesse menti.

Mit Ihrer Musik kritisieren Sie viele Punkte der heutigen italienischen Gesellschaft. Wie sollte eine bessere Gesellschaft Ihrer Meinung nach aussehen?

Non credo che esista una ricetta per una società perfetta. Ci sono state tante persone che hanno avuto delle idee per rendere la società più bella, più soddisfacente, però sono fallite. Ci si può anche accontentare di non vivere al massimo, cioè in condizioni un po‘ difficili: l’importante è vivere in pace.

Sehen Sie trotzdem positive Veränderungen?

Nonostante Berlusconi abbia fatto tanti danni e abbia tanto potere, ormai è molto anziano (ride). No, la cosa positiva è che tutti quelli che ci hanno oppressi nel corso dei secoli non ci sono più e credo che noi ci stiamo avviando verso un mondo che sarà molto più rispettoso delle persone. Ci sono sempre più Paesi che vivono in democrazie che a noi sembrano ancora oppressive, ma che sono decisamente molto meno oppressive di alcuni secoli fa. L’Italia oggi è un posto dove si vive male, però si vive molto meglio che cento anni fa: posso andare per strada liberamente, posso esprimere i miei pensieri, non ho paura che qualcuno mi voglia uccidere. La vita per noi è già diventata più serena, più facile.

Sind Sie Im Laufe der Jahre optimistischer geworden, als Sie es am Anfang Ihrer Musikkarriere waren?

No, non credo. Le canzoni ti danno la possibilità di esprimerti. Ogni volta che hai l’occasione di recitare di fronte a un pubblico, ricevi un regalo, secondo me, e quindi, quando hai questa possibilità, cerchi di dire tutto quello che puoi dire e cerchi di farlo con tutti i mezzi. I nostri primi concerti li abbiamo fatti dietro un filo spinato.
Oggi, mi sento cresciuto come persona, mi sento più forte, più sicuro, non ho più bisogno di separarmi dal pubblico. Ecco il cambiamento: se avessi continuato tutta la mia vita dietro il filo spinato, vivere sarebbe stato abbastanza inutile, non mi avrebbe insegnato proprio niente.

Ihre Songtexte waren immer gehaltvoll. Welche Bedeutung hat das Wort in Ihrer Musik?

Abbiamo sempre cercato di lavorare molto sulla lingua da usare, sulle parole. Perché, anche se una canzone dura solo un minuto e mezzo, sono convinto che come cantautore sei obbligato a concentrare tutta l’attenzione su quello che dici.
Viviamo in una cultura che è basata sulla parola. È quindi assolutamente fondamentale rendere onore alla parola, scavarla, cercarla, non accontentarsi di sinonimi, ma essere sempre molto precisi con quello che si scrive…

Haben Sie Pläne für die Zukunft, von denen Sie uns erzählen möchten? Reisen, Bücher, CDs, Konzerte?

Certo, ho tanti progetti, ma prima di tutto vi anticipo che sta per uscire il nostro nuovo CD dal titolo Un’infinita compressione precede lo scoppio; lascio a voi le speculazioni, ma vi dico che potrebbe trattarsi di uno scoppio cattivo. È vero che sono ottimista riguardo al futuro dell’umanità, solo che non so se l’Italia ne farà parte. Una delle canzoni del CD si intitola Vorremmo esserci.
Inoltre sto scrivendo un libro, ma il titolo è ancora nell’ombra e nonvorrei ancora rivelarvi di cosa tratta, perché deve essere una sorpresa.
Quanto ai viaggi, ne faccio di continuo, in trasferta con il gruppo, ma vi anticipo che in occasione della Festa della Repubblica saremo a Dresda per un concerto.

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